Võ Sư Bac Si Massimo Raffaeli

CAVALIERE RICERCATORE DELLA MANTIDE

 

Commissario Commissione Medica

 

Consigliere Commissione Ricerche

 

 

Massimo nasce a Milano nel 1954, in piena ricostruzione post bellica, e trascorre l’infanzia nella periferia sud della città non ancora diventata metropoli; qui impara a conoscere lo sport frequentando l’oratorio di quartiere, soprattutto il calcio tra compagni di scuola che lo considerano una vera “schiappa”….

 

Passa qualche anno, siamo all’inizio degli anni 70 e l’adolescente Massimo ha cambiato habitat, frequenta il Liceo Classico ma lo sport resta sempre una passione; ancora oratorio ma ora non c’è più il calcio ma la pallacanestro (allora si chiamava ancora così) ad infiammare i suoi pomeriggi (anche di nascosto dai genitori): ore ed ore a sudare e a cacciare la palla dentro al cerchio…perché la retina era un lusso per la partita della domenica!

Tanta fatica ripagata anche da qualche soddisfazione agonistica.

 

Maturità, iscrizione alla facoltà di Medicina, nuovi amici e nuovi sport da esplorare: il tennis (che diventerà una passione per la vita) e…. il rugby! Questa sarà un’esperienza che cambia il rapporto di Massimo con lo sport: non più solo svago ed evasione ma sacrificio, sudore, fango, botte prese e date senza cattiveria e sempre nel rispetto dell’avversario che alla fine della partita ridiventa l’amico con cui andare a mangiare una pizza e a bere una birra…

 

Purtroppo la storia non dura a lungo: lo studio con la laurea nel1979, il lavoro in ospedale e la specializzazione in Anestesia e Rianimazione nel 1982, qualche incidente di percorso chiudono la parentesi rugby troppo presto con tanti rimpianti e molti bei ricordi.

 

Siamo ormai nel nuovo millennio; Luisa, l’amore della vita, resta folgorata da un gruppo di ragazzi vestiti di nero che si muovono con armonia e se le suonano di santa ragione: è l’incontro con il Qwan Ki Do.

 

E dopo qualche anno e tante reticenze anche Massimo resta coinvolto; non come praticante, il tempo inteso come primavere accumulate sulle spalle non lo consentirebbe più, ma come spettatore incompetente ma affascinato dallo spirito che sta alla base dello sport.

 

E poi nuove conoscenze e nuovi amici tra cui il “Maestro Vismara”, per lui semplicemente l'amico Roberto con cui ha scoperto di avere in comune la passione per la storia, i miti, la cultura del passato, i viaggi, la buona tavola e la compagnia allegra e sincera.